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Il suo nome era Giovanni, come il Battista. Figlio di Pietro di Bernardone e di donna Pica. Al momento della sua nascita, il padre si trovava in Francia per lavoro in qualità di mercante di stoffe e con la Francia la famiglia ebbe un’affinità culturale notevole, tanto da soprannominare il figlio Francesco, ossia piccolo francese, nome all’epoca molto raro.

Francesco ha sempre amato cantare e declamare versi in francese, sognando anche di compiere gesta memorabili come nelle chansons de geste, genere letterario epico diffusosi tra l’XI e il XIII secolo che narrava di gesta eroiche. L’occasione si presenta quando combatte al fianco dei suoi concittadini contro Perugia in veste di soldato di prima linea, a piedi con la lancia, lottando, ferendo, uccidendo. Sconfitto, viene catturato e sconta un anno di prigione, riscattato poi grazie al denaro paterno.

La prigionia lo segnerà profondamente e per rimettersi avrà bisogno di una lunga convalescenza.

Ad Assisi, Francesco aiuta il padre nel commercio di stoffe. La nuova borghesia mercantile del Basso Medioevo dispone di molta liquidità rispetto alla maggior parte della nobiltà. I nobili, da sempre proprietari terrieri, riscuotevano le tasse soprattutto in natura e poco in moneta. I mercanti avevano invece a disposizione molto denaro contante e potevano permettersi beni preziosi e rari che iniziavano a circolare in tutta Europa, grazie alla ripresa dei commerci internazionali. Il giovane Francesco riprende la vita di prima della prigionia, vestendo con stoffe pregiate e offrendo agli amici sontuosi banchetti, musica, danze e tanta spensieratezza, ora non più così spensierata. Le stoffe hanno permeato la vita del Santo in modo molto incisivo: da quelle pregiate e sgargianti della giovinezza, alla riconsegna a messer Pietro di Bernardone dell’abito e dei soldi, spogliandosi nella piazza di Assisi al saio di tela non foderata, ma rappezzata all’interno, dove ad essere sgargiante era la persona e non l’abito. Proverà a partire altre volte per delle imprese eroiche, ma ogni volta sarà costretto in un modo o nell’altro a rientrare. Dio gli appare in sogno mentre si era aggregato ad un nobile francese per una campagna bellica in Sud Italia e lo invita a desistere.

Non erano queste le battaglie a cui era chiamato. “Chi credi che ti possa fare più del bene? Un signore? O il suo servo?” Francesco risponde “il signore”. “E allora perché lasci il signore per seguire il servo, e il principe per il suo sottoposto?”. La conversione, tuttavia, non è avvenuta solo per un incisivo intervento soprannaturale, ma attraverso una lenta maturazione interiore. Quando, dopo aver pregato intensamente davanti al crocifisso di San Damiano e Dio gli dirà “va e ripara la mia casa”, di buona lena Francesco comincerà a ricostruire e restaurare chiese e cappelle. Solo in seguito capirà che il Signore gli chiede di restaurare la Chiesa, istituzione alla deriva, contro la quale da tempo alcuni gruppi avevano iniziato a insorgere, denunciando la lontananza dalle parole di Gesù, per seguire denaro e potere. Francesco però la “ripara” dall’interno, seguendo l’ortodossia ed evitando ogni forma di eresia. Nel 1219, si reca a Roma e, in segno di obbedienza assoluta, sottopone a Papa Innocenzo III la sua prima regola di povertà e di vita secondo gli insegnamenti di Gesù. Il Papa la approva e, 800 anni dopo, Papa Francesco addirittura ne vuole seguire le orme.

“E poi stetti un poco, e uscii dal mondo”, Francesco non vuole fare l’eremita, ma viaggiare e costruirne un altro di mondo. Uomo allegro e positivo, era alla ricerca di una forma per incanalare la sua sete di vita e il trasporto verso gli altri. Il tratto che lo ha caratterizzato maggiormente sin dall’inizio rispetto ad altri gruppi mendicanti è proprio la gioia di vivere. La pretendeva dai suoi compagni frati, che dovevano sempre mostrarsi gioiosi. Ricevuto il permesso di predicare nelle piazze, si muoveva come un menestrello, cantando e lodando il Signore. Al contrario della cristianità medievale che reputava il corpo come prigione e fonte di peccato, Francesco lo chiama fratello (frate asino), poiché il corpo è tempio dello Spirito e si scusa con lui per i digiuni e le privazioni. Le prime prediche sono ascoltate con diffidenza, a volte con insulti e lanci di pietre o fango, ma la reazione di Francesco e dei suoi nuovi amici è sconvolgente: subiscono sorridendo e predicano con pacatezza e con l’esempio. I seguaci iniziano ad aumentare al richiamo di una libertà assoluta, fisica e mentale, percorrono sentieri, boschi, villaggi, città e altri continenti per annunciare il Vangelo. Alla sua morte, avvenuta ottocento anni fa, nel 1226, si ritiene fossero ben diecimila. Come Gesù, Francesco, i suoi fratelli e le sue sorelle, vivono la povertà, l’umiltà (da “humus”, terra) cioè con i piedi per terra nella quotidianità, la fiducia nella Provvidenza, la fraternità e la sororità, uomini e donne (Santa Chiara e le compagne) che si sentono fratelli e sorelle, figli e figlie di Dio. L’amore e la fratellanza con il creato dirompono nel Cantico delle creature perché esse sono specchio che riflette l’amore di Dio padre.

Nel 1224, Francesco sale di nuovo sul monte della Verna, sugli Appennini, donatogli da un conte come luogo appartato di preghiera, sul quale vi aveva costruito delle celle per i frati e una cappella dedicata alla Madonna. Il nome deriva dalla dea pagana Laverna, protettrice dei nascondigli e dei rifugiati. Sulla montagna ha una visione e, secondo la tradizione, riceve in dono le stimmate, segni della perfetta identificazione con la passione di Gesù. Francesco soffre di febbre malarica ed è quasi cieco, eppure è qui che compone il famoso Cantico.

Due anni dopo, sempre più fragile e malato, si reca ad Assisi per morire nella sua città natale, alla Porziuncola. Anche la morte è chiamata sorella, proprio perché solo attraverso la sua esperienza egli potrà incontrare Dio padre. Francesco nasce al cielo nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226. Solo due anni dopo viene dichiarato Santo e gli vengono attribuiti numerosi miracoli, come da tradizione medievale. Ma il grande miracolo è stato e sarà quello di indurre le persone a cambiare vita e a professarsi uomini e donne di pace, “disarmata e disarmante”, come ha esordito Papa Leone XIV nel giorno della sua elezione.


Fonti:

  • Aldo Cazzullo, Francesco. Il primo italiano, Milano, HarperCollins, 2025
  • Conferenza di Padre Michele Rocco, francescano e cappellano del carcere di Bassone (Como)