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Solitamente in questa rubrica del bollettino viene presentata la figura di una persona santa. Tuttavia è recentemente avvenuto questo evento nella Chiesa che ci scuote e ci fa riflettere. Motivo per cui vi presentiamo dei beati. Per scrivere questo testo attingiamo a due fonti, un articolo di Ilaria Sambucci (Città del Vaticano) sul sito di Vatican News, e un articolo comparso su Famiglia Cristiana.

Per la prima volta nella storia della Chiesa è stata beatificata, il 10 settembre, un’intera famiglia: gli Ulma. Polacchi, conosciuti come “i samaritani di Markowa” perché mossi dal comandamento dell’amore e dall’esempio del buon samaritano. Siamo nel marzo 1944, in piena Seconda guerra mondiale. A Markowa, villaggio della Polonia, viene sterminata un’intera famiglia: Józef e Wiktoria, con i loro bambini Stasia, Basia, Władziu, Franio, Antoś, Marysia e un piccolo, sul punto di nascere. Nove persone soppresse dai nazisti perché “colpevoli” di avere nascosto nella loro casa otto ebrei, membri delle famiglie Goldman, Grünfeld e Didner, uccisi con loro lo stesso giorno. Inoltre aiutarono altre quattro donne ebree; Józef Ulma preparò un nascondiglio per loro, e Wiktoria portava loro regolarmente il cibo. Un esempio di coraggio, fede e soprattutto amore verso il prossimo; una carità che non conosce confini, capace di scuotere anche i cuori più duri, dice Don Witold Burda, postulatore della Causa di beatificazione e sacerdote dell’Arcidiocesi di Przemyśl del Latini a Radio Vaticana – Vatican News.

Che si tratti di un evento dai contorni eccezionali, pur dentro una storia all’apparenza “normale”, lo sottolinea il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le cause dei santi:

«Beatificazioni come questa, in tempi recenti e anche con le attuali procedure, non ce ne sono state. Le famiglie sono state dichiarate sante, ma con singole canonizzazioni. Inoltre nel caso degli Ulma parliamo di martiri: per l’epoca recente questo è un fatto del tutto nuovo».

Ad aggiungere ulteriore motivo di interesse per questa beatificazione c’è la novità del fatto che sia considerato martire dalla Chiesa un bambino appena nato. «Questo è un fatto ancora più nuovo», conferma Semeraro, alludendo al settimo figlio degli Ulma, che era nel grembo della mamma e che è stato partorito per la paura, proprio durante l’esecuzione da parte dei nazisti.

«È un caso molto singolare che possiamo chiamare Battesimo di sangue. Penso, per un caso analogo, a quello dei Santi Innocenti. Anche questa creatura –la cui testa e buona parte del piccolo corpo sporgeva dal ventre della mamma, come fu trovata nella fossa comune nella quale era stata sbrigativamente sepolta tutta la famiglia dopo l’eccidio – è stata ritenuta meritevole di martirio».

Un martirio che prosegue ancora oggi, con tanti bambini soprattutto non nati scartati dall’uomo. Dell’amore per la vita, Wiktoria e Józef Ulma si sono nutriti ed è stato anche nutrimento per i loro figli, ma soprattutto l’amore l’hanno dato al prossimo, accogliendo nella loro casa otto ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, pur sapendo che aiutandoli avrebbero messo in pericolo la loro vita.

In nove anni di matrimonio Józef e Wiktoria ebbero sei figli che “educarono saggiamente in uno spirito di fede e amore”, dichiara il postulatore, “una quotidiana fedeltà ai due più grandi comandamenti: quello dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo”. L’unione della famiglia che ogni domenica partecipava alla Messa e le preghiere in casa che i due coniugi quotidianamente recitavano insieme ai figli ci ricorda l’importanza dell’educazione che riceviamo. “Tutto inizia in famiglia: si comincia con la vita, si prosegue con l’istruzione”, continua il sacerdote. Negli Ulma, spiega, era forte anche l’amore per la patria e per la terra. Entrambi, infatti, erano originari di Markowa, un villaggio dove all’epoca si prediligeva il lavoro nelle campagne. Questo li ha portati ad avere un grande rispetto per la terra intesa anche come base per la nostra vita.

“Già le prime ore dopo la fucilazione dei servi di Dio, questa morte era considerata dal popolo come un martirio”. La gente che raccontava questa tragica vicenda ne parlava con “grande stima e rispetto” e sin da subito è partita questa fama spontanea. “Diversi anni fa un amico di Józef si era ammalato e recandosi alla tomba degli Ulma chiese la loro intercessione affinché guarisse”. Una grazia che poi è avvenuta e che l’uomo è convinto di aver ricevuto attraverso l’intercessione del “caro Józef”. Da allora la storia e la devozione alla famiglia Ulma continua a crescere non solo in Polonia ma in tutto il mondo. Nel 2016, infatti, a Markowa è stato inaugurato un museo dedicato ai polacchi che salvarono gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale.

“Questo fu intitolato alla famiglia Ulma e nei primi tre anni è stato visitato da circa 50 mila persone”, inoltre sono tanti pellegrini che ogni anno si fermano ad onorare la loro tomba, questo perché loro rappresentano per tanti fedeli “un modello di coniugi amorevoli che hanno costruito la loro vita insieme su solide basi di fede.” La loro fedeltà quotidiana al comandamento dell’amore verso Dio e il prossimo è ciò che contraddistingue la storia dei Samaritani di Markowa. ”Invito tutte coppie e le famiglie a invocare l’intercessione degli Ulma - conclude il postulatore - perché, come i servi di Dio, possano anch’esse seguire la strada dell’amore, basando il loro cammino sulla fede e sulla reale presenza di Cristo nella loro vita”.