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Visse nel quinto secolo e la sua patria d’origine rimane ignota. Giunto a Como collaborò con generosità con il vescovo Amanzio, del quale venne designato successore e consacrato vescovo il 17 novembre 449. Quale vescovo ricevette subito il compito da San Leone Magno di recarsi con altri delegati papali in Oriente, per esaminare la fede del vescovo Anatolio. La missione ebbe successo e tornato a Roma, nel 451, gli venne affidata una lettera per Eusebio di Milano, perché fosse convocato un sinodo provinciale dell’Insubria.

Terminati questi impegni, Abbondio poté dedicarsi al governo della sua Chiesa di Como, spendendo illuminate energie per la conversione degli ultimi pagani, ancora tenaci sulle spiagge lariane e sui monti e dando nel contempo solide basi alla sua Chiesa locale.

La tradizione ricorda che avrebbe fondato la chiesa di S. Eufemia sull’Isola Comacina e che prediligeva quel luogo ameno e solitario per vivere nel ritiro, nel silenzio e nella preghiera. In un inno liturgico dell’antico breviario comasco si rispecchia la tradizione secondo la quale questo santo vescovo sarebbe morto il giorno di Pasqua.

Il corpo venne sepolto nell’antichissima basilica di Como dedicata ai Santi Apostoli, che dal secolo IX, ricostruita e ampliata, assunse il titolo di questo santo patrono. Venne consacrata da papa Urbano II nel 1095.