Le radici della nostra terra: storia e valore del Patriziato di Salorino
Care lettrici e cari lettori,
passeggiando per i sentieri dei nostri boschi o ammirando i pascoli che circondano Salorino, Somazzo e Cragno, stiamo calpestando una storia secolare di fatiche, di comunità e di amore per il territorio. Al centro di questa storia c’è un’istituzione che da secoli veglia sulle nostre terre: il Patriziato di Salorino.
Ma da dove nasce questa realtà e qual è il suo ruolo oggi?
Dalle antiche Vicìnie all’unione delle comunità
Le origini del nostro Patriziato affondano nella notte dei tempi. A partire circa dal XII secolo, Salorino si costituì come vicìnia, una comunità fondata dalle antiche famiglie originarie del luogo. Lo scopo era essenziale per la sopravvivenza: gestire in comune i beni mobili e immobili, regolare le attività agricole, la manutenzione, i permessi di costruzione e i diritti di passo.
La vita di allora era dura e semplice, concentrata sul reddito del bestiame, la coltivazione, il commercio della legna e l’artigianato. Fino al 1550, Salorino e Somazzo rimasero due entità ben distinte e spesso in lite fra loro per questioni legate ai confini, al taglio dei boschi e ai diritti di pascolo. Fortunatamente, nell’anno 1550 si giunse a un accordo e le due comunità si aggregarono in un’unica vicìnia. Più tardi, attorno al 1671, anche gli abitanti di Cragno divennero a tutti gli effetti membri di questa grande famiglia comunitaria.
Il legame con la Parrocchia e la nascita del Patriziato moderno
È interessante ricordare come, nei secoli scorsi, la vita civile e quella religiosa fossero strettamente intrecciate: le assemblee dell’amministrazione patriziale, infatti, si tenevano tradizionalmente la domenica subito dopo la Santa Messa, riunendosi nel corridoio adiacente alla casa parrocchiale. Il sistema della vicìnia rimase in vigore fino al 1803, anno della nascita del Canton Ticino, quando vennero aboliti i vecchi ordinamenti e nacque il “Comune” politico, basato sull’uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini. L’eredità terriera e boschiva delle antiche famiglie originarie venne però salvaguardata con la nascita del “Patriziato moderno”, sancita ufficialmente il 14 febbraio 1833.
La memoria nei documenti storici
Gran parte di ciò che sappiamo oggi lo dobbiamo al prezioso lavoro di riordino dell’archivio patriziale concluso nel febbraio 1978 da Marco Brenni. Tra le vecchie carte, il documento più antico conservato risale al lontano 1549 e tratta di diritti di pascolo e legnatico scritti in latino. Sfogliando quei registri emergono i nomi di famiglie storiche tuttora fiorenti e legate alle nostre radici, come i Cremonini, i Brenni, i Marazzi, i Ponti, i Pestoni e gli Spinedi. I documenti narrano di affitti di boschi, raccolte di noci, multe dei “campari” (guardiaboschi), ma anche di solidarietà, come quando nel 1877 il Patriziato accordò un credito di franchi 1000.- per contribuire al restauro della nostra chiesa parrocchiale, che aveva subito un incendio.
Il Patriziato oggi
Oggi, alle soglie di un mondo sempre più frenetico, il Patriziato di Salorino (la cui sede si trova presso la ex Cà dal Cumün) ha ancora un ruolo fondamentale. Come ricordava Marco Brenni, corporazioni come la nostra sono nate per preservare “i principi di libertà e d’indipendenza”. Oggi continuano a far sentire la loro voce per difendere il nostro bene più sacro: il paesaggio, contrastando le speculazioni e mantenendo quell’equilibrio e quella saggezza tramandatici dai nostri avi. Custodire la nostra terra significa onorare il nostro passato e preparare un ambiente sano per le generazioni future.
Raffaella Brenni Tonella (Presidente del Patriziato di Salorino)