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Bastano le prime note e subito ci si commuove, che sia al Primo d’agosto, o il giorno del Digiuno Federale o all’inizio di una partita dei mondiali.

Il nostro inno svizzero è un salmo, una preghiera che si leva al Cielo per implorare la protezione e la benedizione del Signore sulla nostra Patria. Curiosando fra articoli e siti, si scopre che l’inno ha impiegato numerosi anni prima di consolidarsi nelle usanze dei confederati, prima che il popolo si identificasse in questo canto. Nel 1953 il Consiglio Federale lancia un concorso per un nuovo inno nazionale. Ufficialmente adottato in via provvisoria nel 1961 e poi definitivamente nel 1981, la sua storia è legata alla volontà di trovare un inno che rappresentasse l’identità elvetica, distinguendola da quella di altre nazioni. Compositore: Alberich Zwyssig (1808–1854), monaco cistercense. Data di composizione: 1841, come canto religioso. Testo originale scritto in tedesco da Leonhard Widmer, amico di Zwyssig. in francese da Charles Chatelanat, in italiano da Camillo Valsangiacomo, in sursilvano da Alfons Tuor e in ladino da Gion Antoni Bühler.

Il testo ha un carattere profondamente religioso e patriottico, con riferimenti a Dio, alla natura svizzera e alla pace. Prima del Salmo Svizzero, la Svizzera utilizzava spesso “Ci chiami o Patria” (su melodia dell’inno britannico “God Save the King”). Tuttavia, questo generava confusione a livello internazionale, poiché diversi paesi usavano la stessa melodia (come la Germania e il Regno Unito). Nel corso degli anni ci sono stati dibattiti sull’attualità del Salmo Svizzero, considerato da alcuni troppo religioso e poco inclusivo. La Società Svizzera di Utilità Pubblica ha promosso un concorso nel 2014 per un nuovo testo, ma nessuna proposta è stata ancora ufficialmente adottata al posto dell’attuale inno.

Nonostante le critiche, è profondamente radicato nella tradizione svizzera. Le vicissitudini dell’inno non finiscono qui, ma quanto scritto ci suggerisce che non è stata evidente la sua introduzione nella storia svizzera. Ancora oggigiorno c’è chi ne mette in questione il contenuto o la musicalità, e vorrebbe sostituirlo. Se ne cantano solo due strofe, talvolta anche poco conosciute a memoria dalla maggior parte delle persone e la melodia lascia spesso alla “libera interpretazione” perché non semplice da eseguire. Tuttavia, nonostante le questioni nel tempo, a noi di Salorino questo canto ci solleva l’anima e, quando è l’occasione, lo cantiamo con caldo entusiasmo, le lacrime agli occhi, ben ritti in piedi e qualcuno con la mano sul cuore, perché… sentiamo fortemente la necessità di chiedere aiuto a Dio per la nostra Terra, di cui siamo grati e che desideriamo unita, concorde e in pace.

      1.Quando bionda aurora
      il mattin c'indora
      l'alma mia t'adora
      re del ciel!
      Quando l'alpe già rosseggia 
      a pregare allor t'atteggia; 
      in favor del patrio suol, 
      in favor del patrio suol, 
      cittadino Dio lo vuol, 
      cittadino Dio,
      si Dio lo vuol.

      2. Se di stelle è un giubilo la celeste sfera 
      Te ritrovo a sera o Signor!
      Nella notte silenziosa l'alma mia in Te riposa: 
      libertà, concordia, amor, 
      libertà, concordia, amor, 
      all'Elvezia serba ognor, 
      all'Elvezia serba ognor
      
      3. Se di nubi un velo m'asconde il tuo cielo
      pel tuo raggio
      anelo Dio d'amore!
      Fuga o sole quei vapori
      e mi rendi i tuoi favori:
      di mia patria deh! Pietà,
      di mia patria deh! Pietà,
      brilla, sol di verità,
      brilla, sol di verità.   

      4. Quando rugge e strepita impetuoso il nembo
      m'è ostel tuo grembo
      o Signor!
      In te fido Onnipossente
      deh, proteggi nostra gente;
      Libertà, concordia, amor,
      Libertà, concordia, amor,
      all'Elvezia serba ognor,
      all'Elvezia serba ognor