Una somazzese: Luciana Pestoni
Il giorno 24 gennaio 2025 se n’è andata la cara Luciana Pestoni. Con la sua partenza la comunità di Salorino, Somazzo e Cragno è stata privata di una bella persona che qui è vissuta per tutta la sua vita, lasciando un segno di bene a tutti coloro che l’hanno conosciuta e apprezzata.

Ne è stata la prova la grande presenza ai suoi funerali. Le letture di quel giorno non sono state scelte casualmente. San Paolo nella prima lettura ci ha detto che nessuno vive per sè stesso e nessuno muore per sè stesso. Non siamo al mondo per caso o per prova, perchè “sia che viviamo sia che moriamo siamo del Signore, siamo suoi”. Vuol dire che c’è un progetto buono dall’alto che avvolge ciascuno. Apparteniamo tutti allo stesso Dio Creatore e Padre. Questa ragione di fede ci porta a guardare alla vita come un dono, una chiamata, un’opportunità, per mettere a disposizione quello che siamo con le qualità che abbiamo. E allora le nostre giornate diventano un servizio fatto di attenzione di ascolto, di disponibilità al prossimo. L’Apostolo, per ricordarci che l’esistenza terrena è un affare serio, ci ha detto che un giorno risponderemo di noi stessi davanti a Dio. Questa è stata la consapevolezza che ha accompagnato tutte le stagioni della cara Luciana.
Il Vangelo scelto ci ha messo davanti due sorelle diverse, Marta e Maria, per dirci però che non ci sono opposizioni nella religiosità: occorre saper servire e contemplare, cucinare e fermarsi, agire e pregare. La vita cristiana è fatta così. L’aveva compreso bene dall’infanzia questa sorella nella sua casa di Somazzo, di cui era patrizia. Si è messa a disposizione della sua famiglia, rinunciando anche al matrimonio, per servire prima i genitori, poi il fratello e tutti i suoi cari, che ha visto partire tutti per il Cielo: la sorella Gianna con il marito Aldo, il nipote Mauro, scomparso improvvisamente e prematuramente, la sorella Rosetta, che ha curato a casa fino alla fine: Li ha serviti tutti con una dedizione esemplare, contenta di essere loro utile senza far pesare su nessuno la stanchezza e le fatiche.
Ma Luciana è stata pure Marta nello stesso nucleo di Somazzo, assumendo con la sorella Rosetta quell’osteria sulla strada che è stata per anni luogo di ritrovo apprezzato non solo per la gente del paese, ma anche er chi saliva dal Mendrisiotto “Cibi nostrani, pulizia e prezzi onesti”, così Rosetta mi aveva descritto la loro attività. Luciana cucinava, Rosetta serviva facendo gli onori di casa.
Ma questa defunta ha incarnato il Vangelo di oggi nella parrocchia sentendosi parte viva e attiva tra l’Oratorio di San Giuseppe e la chiesa parrocchiale, che per lei sono state la sua seconda casa. Solo il buon Dio può calcolare i chilometri a piedi su e giù con ogni tempo tra Somazzo e Salorino per la via Corta. Solo il buon Dio sa le volte che ha fatto pulizia, che ha pensato ai fiori freschi, che ha lavato e stirato tovaglie e biancheria per la Messa. Ma dovrei pure ricordare la cura che ebbe per le tombe del cimitero, anche quelle dimenticate.
Ma soprattutto Luciana ha voluto bene a tutti i parroci di questa comunità sapendo collaborare con i vari consigli parrocchiali che si sono succeduti in questi 70 anni. Ha servito senza far troppo rumore, nello spirito del Vangelo “non sappia la tua sinistra quel che fa la tua destra” (Mt 6,3)
Potremmo chiederci qual è stato il segreto di tanta disponibilità che si è sbriciolata come il pane fresco. La risposta la troviamo ancora nel vangelo di San Luca che ci presenta Maria ai piedi di Gesù in ascolto Questa sorella ha avvertito l’esigenza e la bellezza di coltivare dei momenti di interiorità e di silenzio: la preghiera in casa, la Messa anche nei giorni feriali, una visita in chiesa, i pellegrinaggi che per lei erano la sua vacanza. Non ha cercato altro che la familiarità col Signore, la compagnia della Madonna, la protezione di San Giuseppe a cui affidava tante intenzioni. E questa esperienza l’ha vissuta anche negli ultimi anni trascorsi a Novazzano quando partecipava alla Messa il venerdì mattina alla Casa Girotondo mi è sempre capitato di vederla serena anche quando gli acciacchi degli anni si facevano sentire e avevano cambiato la sua vita. Ognuno di noi ha un debito di gratitudine con Luciana, tutti abbiamo ricevuto qualcosa da lei e benediciamo il buon Dio.
Per Luciana le cose di questo mondo sono passate, l’abbiamo affidata al Padre del Cielo perché potesse introdurla nella sua Casa, ove non c’è più fatica, dolore e pianto.
La nostra vita terrena, diceva Padre Turoldo, è un tratto breve di eternità che ci à concesso di percorrere sulla Terra.
C’è una domanda che mi sono posto pensando a questa comunità e alle tante persone che qui sono passate facendo del bene: “Chi ha preso il posto della cara Luciana?” Nella preghiera chiediamo che anche oggi non abbia mai a mancare gente disponibile per servire con semplicità e discrezione. Certo un parroco non può e non deve fare tutto, e una comunità è viva proprio perché animata dalle qualità di ciascuno. Sentiamoci tutti corresponsabili.
Nessuno, diceva don Benzi, è così povero da non avere qualche cosa da dare. E nessuno è così ricco da non aver bisogno di ricevere qualcosa.
Concludo il mio scritto con questo testo che esprime la fede e la speranza cristiana, di cui tutti abbiamo bisogno:
Ciò che è nato dalla terra ritorna alla terra
Ciò che è nato dall’amore ritorna all’amore.
Ciò che fu tempo e anni scopre l’eternità.
Ciò che fu lacrime e peccato scopre il Crocifisso.
Ciò che fu rigenerato scopre il Risorto.
Ciò che è nato dalla terra ritorna alla terra
Ciò che è nato dall’amore ritorna all’amore.
- Pierre Griolet
Don Giuseppe Albisetti, Omelia adattata in occasione dei funerali