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Ogni giorno leggiamo notizie sui giornali dei rischi che si corrono “su Internet”. Truffe, raggiri, persino estorsioni…. Dobbiamo avere paura di tutto? I meccanismi di queste truffe sono forse differenti da quelli che venivano usati alcuni anni fa, ma alla base di tutto stanno le solite leve che criminali e malfattori hanno sempre cercato di sfruttare – ovvero l’inganno (loro) e la credulità (nostra).

Davvero c’è un ricco pacco in arrivo per noi, che non avevamo richiesto, per cui dobbiamo pagare una piccola spesa doganale? Davvero possiamo guadagnare uno stipendio intero lavorando da casa poche ore alla settimana? Davvero qualcuno ha nostre foto compromettenti, e le diffonderà se non lo paghiamo subito? Davvero la polizia ci ha inviato una denuncia via e-mail, minacciando conseguenze se non pagheremo subito con la carta di credito? Davvero abbiamo ereditato qualche milione di dollari da un filantropo dell’Africa occidentale?

Tutte queste situazioni hanno una caratteristica comune: sono poco plausibili.

Tuttavia tendiamo a prestare loro credito perché provengono da un indirizzo e-mail “credibile”, o con un messaggio diretto sul nostro cellulare che pare provenire da un mittente credibile, come un corriere, una banca o la Posta.

Queste richieste sono sempre urgenti – dobbiamo rispondere immediatamente per non perdere l’occasione.

La prima regola è quindi quella di non interagire con questi messaggi – non cliccare sul link proposto, non rispondere per chiedere informazioni. Se davvero c’è un pacco per noi, basta chiamare il corriere (al numero dell’assistenza che appare sul loro sito) e chiedere. La banca non ci chiuderà il conto se non inseriamo immediatamente la nostra password – e se proprio volesse farlo, non ci invierebbe una mail. I mittenti che noi leggiamo sull’email possono sempre essere fraudolenti, e proprio perché lo sanno, le aziende “vere” non utilizzano mai queste modalità.

La seconda regola è che se un’offerta sembra troppo bella per essere vera, probabilmente è proprio così. Nessuno vince alla lotteria senza aver prima comperato il biglietto. Non diventeremo ricchi prestando il nostro conto corrente per ricevere denaro da trasferire all’estero, o la nostra buca delle lettere per ricevere pacchi da ri-inviare dall’altra parte del mondo. Più probabilmente riceveremo una visita di un funzionario di polizia e nemmeno verremo pagati il pattuito.

La frontiera di queste attività criminali, oggi, è l’inganno telefonico. Da alcuni anni sono disponibili tecnologie che consentono di “clonare” la voce di chiunque, per cui è possibile utilizzare una voce a noi nota per creare telefonate artefatte in cui il chiamante, che ha inevitabilmente bisogno urgente di denaro per un’emergenza, ci chiede un aiuto immediato. In questo caso, la pressione psicologica può essere molto elevata – ma non bisogna perdere la testa. È sufficiente chiedere un’informazione anche banale ma che non può essere nota a terzi per verificare l’identità del chiamante. Spesso semplicemente offrendoci di richiamare, la chiamata verrà interrotta, in quanto i truffatori non vogliono divulgare i loro veri numeri di telefono – ed è piuttosto improbabile che il nostro amico Luigi ci stia chiamando dalla Giamaica.

Inoltre, è importante tenere “puliti” ed al sicuro i nostri dispositivi elettronici.

  • Evitiamo di installare app che non ci servono, e facciamolo se proprio dobbiamo solo dopo aver almeno controllato le loro recensioni – se milioni di altre persone la usano, siamo relativamente al sicuro. E comunque, se non paghiamo nulla per un prodotto, probabilmente il prodotto siamo noi.
  • Utilizziamo un antivirus e un ad-blocker per navigare su internet – è più sicuro e rimuove molta pubblicità, animazioni ed altre distrazioni.
  • Non accettiamo ogni volta che il nostro computer o telefonino ci chiede il permesso di fare o condividere qualcosa – non firmeremmo mai un contratto con qualcuno incontrato per strada senza averlo letto e senza sapere a cosa serve, per cui faremo la stessa cosa per la richiesta del telefonino.

Alla fine, la maggior parte dei “cattivi incontri” può essere evitato con poche regole di buon senso.

La Confederazione, tramite l’Ufficio federale per la Cybersicurezza, pubblica un sito in cui sono presenti le principali minacce e come reagire. Lo troviamo a questo indirizzo: https://www.ncsc.admin.ch/ncsc/it/home/infos-fuer/infos-private.html