La PACE: dono da implorare
L’anno che si è concluso da pochi mesi è stato segnato da due guerre, quella russo-ucraina che continua e quella iniziata oltre due mesi fa tra Israele e Hamas. Due conflitti che hanno polarizzato l’attenzione internazionale e la pubblica opinione per i quali, nonostante gli sforzi, non si riesce a trovare una soluzione diplomatica e che rischiano di peggiorare allungandosi per tutto il 2024.
La controffensiva ucraina non è riuscita a ribaltare le sorti del conflitto cominciato due anni fa e - secondo alcuni analisti - in questi lunghi mesi ha rappresentato il più alto rischio di scontro nucleare degli ultimi 60 anni. Ci voleva una “nuova guerra”, quella mediorientale, perché quel timore uscisse di scena mentre, invece, è sempre là a ricordarci che una guerra alle porte dell’Europa è ancora possibile.
Fonti non confermate parlano di almeno 190mila soldati ucraini rimasti vittima di due anni di guerra. Un ucraino su tre è stato costretto a fuggire dal proprio Paese. E anche per i militari russi, il Cremlino non fornisce dati certi. Secondo il New York Times sarebbero almeno 120mila quelli rimasti sul terreno. Ma sono i civili le vittime principali in tutti i conflitti.
Non solo morte e distruzione, guerra significa soprattutto migrazione, carestia, diritti umani violati e perdita d’identità. “L’atto più bestiale dell’uomo sull’uomo” scriveva Ungaretti.
C’è poi rispetto al passato, non troppo remoto, un’amplificazione della violenza che passa attraverso i social network, dove agli occhi di chi guarda nulla è risparmiato.
Nel 2023 abbiamo visto queste conseguenze verificarsi tutte insieme in pochi chilometri quadrati. La guerra nella Striscia di Gaza è stata quella che ha preso tutti di sorpresa, non solo per la sua drammatica intensità, ma anche per le sue atrocità senza precedenti: 20mila le vittime palestinesi in poco più di 70 giorni di conflitto e 1.200 gli ebrei massacrati il 7 ottobre per mano di Hamas (decine di vittime anche tra i 240 ebrei presi in ostaggio) e centinaia di donne oggetto di violenti stupri, non una novità nell’ambito dell’uso di quella che è definita una vera e propria arma di guerra, sul corpo femminile, in tutti i conflitti. L’Onu denuncia una crisi umanitaria senza precedenti con un quarto della popolazione che muore di fame e 1 milione e 900 mila sfollati che non sanno dove andare e perfino il vicino Egitto chiude loro le porte.
Quando a maggio scorso papa Francesco parlò per la prima volta di terza mondiale a pezzi non fu difficile credergli. Il pontefice parlò di conflitti dimenticati che, però, interessano vaste aree del mondo. E a nulla valgono gli appelli alla pace, anche quelli delle organizzazioni umanitarie internazionali. Oltre il nemico dobbiamo cercare di vedere l’uomo, ha detto il pontefice. “Siamo circondati da un mare di odio”, ha spiegato il Patriarca di Gerusalemme Cardinale Pizzaballa.
Nel 2023 non troppo lontano dalla guerra in Ucraina, nei Balcani è riesploso il conflitto interno tra serbi e albanesi.
Ma se si guarda alle guerre civili sono due quelle ancor più rovinose: Sudan e Myanmar sono stati teatro di diffuse atrocità e crimini di guerra. Entrambi i Paesi sono sprofondati in una spirale apparentemente irreversibile di crisi umanitarie.
L’Africa sub-sahariana non è stata da meno: segnata, come è stata, da una serie di golpe militari come in Gabon e Niger, seguiti a quelli relativamente recenti in Burkina Faso, Mali e Guinea.
E mi fermo qui. Non ho più inchiostro per scrivere di altri paesi in guerra! In Asia o in America Latina… Assistiamo inermi, e un po’ distratti. Tanto le guerre sono lontane…ma non troppo. C’é però ancora una “voce” alta, determinata e solenne, quella del Papa. Quest’uomo che veste l’abito bianco dei “pacifici”, che vive e soffre questa beatitudine evangelica, non smette, quotidianamente di implorare il dono della Pace. Anche nella nostra piccola comunità si alza un forte invito a non rassegnarci alla guerra, affinché non ci stanchiamo di invocare il dono della pace, a partire dalle nostre case, e dalle nostre famiglie.
Facciamo nostra la preghiera di Papa Francesco:
“Signore Dio di pace, ascolta la nostra supplica! Abbiamo provato tante volte e per tanti anni a risolvere i nostri conflitti con le nostre forze e anche con le nostre armi; tanti momenti di ostilità e di oscurità; tanto sangue versato; tante vite spezzate; tante speranze seppellite… Ma i nostri sforzi sono stati vani. Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: “Mai più la guerra!”; “Con la guerra tutto è distrutto!”. Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace. Signore, Dio di Abramo e dei Profeti, Dio Amore che ci hai creati e ci chiami a vivere da fratelli, donaci la forza per essere ogni giorno artigiani della pace; donaci la capacità di guardare con benevolenza tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino. Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace. E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra! Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre “fratello”, e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen.”
Tratto e adattato da www.rainews.it