UN SALMO: il salmo 16
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
(2) Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore, senza di te non ho alcun bene». (3) Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, è tutto il mio amore. (4) Si affrettino altri a costruire idoli: io non spanderò le loro libazioni di sangue né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi. (5) Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. (6) Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, è magnifica la mia eredità. (7) Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio cuore mi istruisce. (8) Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non posso vacillare. (9) Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, (10) perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.
È una preghiera che dà pace, che ristora alla fine di una giornata.
Il Salmista è confidente e fiducioso che Dio gli è accanto e non lo abbandona.
Il versetto 8 recita “Io pongo sempre innanzi a me il Signore”. Ecco, l’uomo che tiene sempre davanti a sé il Signore, fa delle scoperte, molte scoperte, perché sono sempre tante le cose che l’uomo trova in Dio quando lo tiene sempre davanti agli occhi.
Innanzitutto scopre sé stesso. E la conoscenza di sé è sempre una cosa difficile. Le nostre imperfezioni e a volte il nostro orgoglio ci impediscono di essere sinceri. Tenere sempre il Signore davanti a sé è come specchiarsi per vedere innanzitutto noi stessi, con verità.
Il Signore è sempre davanti a noi e ci precede, facendoci cenno di seguirlo, ma spesso l’uomo volta le spalle a Dio, e allora, con il sole alle spalle, l’uomo si immerge in un cono d’ombra brancolando nel buio. Tenere Dio sempre davanti agli occhi suscita la speranza, impedendoci di tormentarci riguardo all’avvenire e qualunque cosa ci riservi il futuro, il nostro sguardo e la nostra vita verteranno verso la luce. E questo ci basta.
Il Salmista non dice “Il Signore è sempre davanti a me” ma “ Io pongo sempre innanzi a me il Signore”. L’uomo di Dio si è “dato da fare” per porre Dio davanti a sé e tenerselo sempre attraverso un lavoro spirituale, una attività dinamica. Perché Dio non è invadente e Lui non si impone mai. Il fatto di tenere Dio sempre davanti a sé, esige tenacia e fede, desiderio e amore. Non basta “portare Dio” una o due volte nel campo della propria visione interiore, deve esservi mantenuto costantemente, “sempre”. Il Salmista non ci parla di un atto, ma di una abitudine.
Ora tenere sempre il Signore davanti a sé, in tutte le situazioni della vita quotidiana può sembrare una cosa ardua e difficile, avere una visione costante di Dio sembrerebbe il destino di pochi.
E invece è il progetto dei semplici, di coloro che hanno creduto a quel Gesù che ha detto: “Eccomi, io sono sempre con voi e come il Pastore buono vi invito a seguirmi”.