Pentecoste
II Cenacolo non ricorda soltanto l’Ultima Cena: ricorda anche il luogo dove gli apostoli si sono rifugiati subito dopo la morte del Signore, per paura dei Giudei. Non avevano ii coraggio di uscire: appartenevano a un uomo che era stato condannato a morte e a morte di croce.
Nella mattina della Pentecoste la discesa dello Spirito Santo si presenta in una maniera niente affatto impressionante: una gran luce e un rumore di vento, di vento impetuoso, poi più niente. Gli apostoli avevano frequentato Gesù per tre anni, avevano assistito alle sue grandi opere, ascoltato i suoi discorsi, l’avevano visto nell’ora della morte, l’avevano visto salire al cielo. E non avevano ancora dentro una certezza capace di farli muovere.
Perché ci sono le certezze che fanno muovere e le certezze che non fanno muovere. Ora, in tre anni di vicinanza il Signore ha formato lo spirito degli apostoli: Ii ha costruiti, come si costruisce un’intelligenza, come si costruisce un cuore.
Ma bisognava ‘‘accendere qualcosa’’. Ecco la parola che noi usiamo nella Pentecoste. Se lo Spirito non accende i nostri cuori, niente funziona. Gli apostoli erano stati preparati “nell’officina’’ di Cristo. Era tutto a posto, ma mancava l’accensione dei loro cuori. Dovevano essere avviati, quasi direi, buttati alla testimonianza, attraverso questa forza misteriosa che incomincia immediatamente ad agire. Si apre allora ii Cenacolo.
Prima avevano vergogna di sé stessi, del nome di Cristo di appartenere alla scuola di uno che era finito in croce, la morte più ignominiosa. Avevano paura di essere giudicati come dei visionari: adesso più niente. Escono, e ancora mattina, per le strade e le piazze di Gerusalemme, dove tutta la gente è venuta dai paesi più lontani e incominciano a parlare. Anzi è Pietro che incomincia a parlare e parla di Cristo: non ha paura di dire che quel Cristo che i capi del popolo hanno condannato a morire in croce, è risorto, è il Salvatore, il Messia stesso.
Adesso affrontano la piazza; parlano di quel Cristo che gli altri hanno ucciso e lo presentano come il Salvatore del mondo. Atto di coraggio, prima testimonianza. Ecco la testimonianza di coraggio che lo Spirito Santo mette nell’animo degli apostoli. E il primo miracolo che gli apostoli hanno compiuto nel giorno della Pentecoste per bocca di San Pietro era questo: avevano davanti un povero pescatore, parlava in dialetto, diceva semplici parole, ma c’era una tale fede, una tale anima, una tale certezza, che tutti rimanevano incantati.
II mondo fu conquistato proprio per questa fede. Le parole che noi leggiamo, proprio di San Pietro sono queste: ‘‘la nostra vittoria è la nostra fede’’. Se fossimo dei credenti veri, avremmo già conquistato il mondo.
Don Primo Mazzolari